Videogame: conoscere, approfondire, informarsi

Negli ultimi giorni si è parlato e scritto molto dell’intenzione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità di annoverare il Gaming Disorder fra i disturbi elencati nell’International Classification of Diseases. Subito questa notizia è stata usata come pretesto da chi da sempre demonizza i videogiochi solo perché è stato associato il concetto di videogame a quello di disturbo riconosciuto. Invece di entrare in una diatriba che rischia di diventare sterile, volevo invece proporre uno spunto di riflessione inconsueto.

Una prospettiva diversa

Date un’occhiata al TED del 2012 di Daphne Bavelier, una professoressa di neuroscienze cognitive del’Università di Ginevra.  Le neuroscienze cognitive studiano, in modo scientifico appunto, come funziona il cervello e nel video la professoressa spiegava come giochi d’azione, facendo specifico riferimento a Call of Duty, permettono di migliorare le capacità visive e di attenzione. Sempre nello stesso video la professoressa Bavelier naturalmente invitava a non abusare dei videogiochi e raccontava di un progetto da sviluppare in collaborazione con l’industria per realizzare dei giochi da utilizzare a supporto della riabilitazione della vista o per tenere attiva l’attenzione delle persone anziane. L’approccio della professoressa Bavelier è molto coinvolgente e si esprime in modo semplice e diretto, rendendo comprensibile il video anche a chi non non ha un’approfondita conoscenza della lingua inglese.
Condividere questo video non significa voler far passare il concetto che i videogiochi siano solo positivi e che giocando possiamo curare tutte le malattie del mondo. Ma i videogiochi fanno parte del nostro mondo, diventato ormai in parte virtuale, e chi gioca in primis, ma anche chi non gioca, ha il diritto/dovere di informarsi per avere un’esperienza migliore o anche solo per superare dei preconcetti. I videogiochi sono da diversi anni la prima industria del settore dell’entertainment, permettono un livello di interazione con il gioco stesso e con gli altri gamer che nessun altro media è in grado di ottenere.  Conoscere, approfondire, informarsi. Buon viaggio.
Vittorio Manti
Gamer per passione da quando avevo 9 anni e chiesi come regalo della comunione una console invece della bicicletta (era il lontano 1979), da oltre vent’anni scrivo di tecnologia e videogiochi e ho diretto alcune delle testate più importanti del panorama editoriale italiano, come Il Mio Computer, Chip e negli ultimi anni Euronics Movies&Games.